Benvenuti nella home page dell’app Android Vocabolario Etimologico Veneto. L’app contiene la storia della lingua veneta e una selezione di etimologie di parole venete, offre inoltre la possibilità di suggerire nuovi termini e sarà nel tempo ampliata.
Il vocabolario è un lavoro hobbistico, quindi segnalazioni e consigli sono sempre ben accetti.
Questa pagina è la prima di possibili future sezioni online legate al vocabolario, per ora contiene solo la presentazione del progetto, con le motivazioni che ne hanno portato alla nascita.
Presentazione del progetto
Come si sente ogni tanto dire in giro, co more na lengua, more un modo de vedar el mondo, quando muore una lingua, muore un modo di vedere il mondo.
Crescendo ho avuto una percezione sempre più nitida e catastrofica di questo concetto: il paese che aveva ancora molti retaggi contadini in cui ero cresciuto si stava urbanizzando velocemente, le attività stagionali ricorrenti che avevo sempre visto fare fin da bambino erano sempre meno diffuse e chi le faceva o diventava troppo vecchio per farle o ahimè moriva.
In questa situazione, il dialetto che parlavamo a casa, se inizialmente era ancora ricco, per indicare appunto tutte le varie attività, gli animali e le coltivazioni, progressivamente diventava sempre più un contenitore vuoto. E se in casa l’abitudine spingeva ancora ad usarlo, fuori casa la situazione era diversa: se alle elementari e medie tra paesani ci si parlava ancora in dialetto, alle superiori per diversi motivi l’italiano diventò più frequente. Giusto per citarne un paio, nei centri più grossi si parlava già prevalentemente italiano, e a fine anni 90, inizio 2000 i cambiamenti tecnologici (internet, pc, giochi) portavano concetti che non erano presenti o rappresentabili col dialetto, ma avevano già coniato nuovi termini in italiano.
Quindi da un lato i parlanti veri di quella lingua diventavano sempre meno, dall’altro le occasioni per usarlo si riducevano, e in poco tempo molte parole fino a pochi anni prima comuni non si sentivano più. Non c’era più el serajo dele pite, né la gheba dei cunici, pochi facevano na gombina de cocumari, o si mettevano a destegolar bisi.
Ormai la maggioranza di chi lo parlava come lingua principale è morto, gli attuali parlanti parlano comunque meglio l’italiano del dialetto, che viene usato sempre meno e si trova sempre più impoverito di lessico.
Le lingue nascono e scompaiono da millenni. Basti pensare che nella nostra regione le lingue preindoeuropee e il paleoveneto sono stati sostituiti dal latino e che, in seguito, sono scomparsi anche il longobardo e il gotico. Queste ultime lingue, contaminando il latino, hanno contribuito alla nascita del nostro volgare veneto, che sembra ormai destinato a essere il prossimo della lista, a favore dell’italiano.
Chi si trova in mezzo a questa transizione, specie oggi che abbiamo conoscenza dei fatti del passato, sa perfettamente come andrà a finire e le ultime generazioni ad apprendere il dialetto saranno certamente combattute tra il cercare per quanto possibile di conservarlo e il lasciarlo andare definitivamente.
Già il Boerio nel suo famoso Dizionario del dialetto Veneziano nella prima metà dell’Ottocento notava come il lessico amministrativo tipico veneziano era già sparito: non c’erano più le stesse cariche, gli stessi eventi ecc. Poi con il boom degli anni ’60 del secolo scorso (e ahimé non sto parlando ancora del 1800 ma del 1900!) anche il lessico dei mestieri iniziò ad assottigliarsi, dalle botteghe si passava alle fabbriche e i campi si sono progressivamente meccanizzati e svuotati.
A seconda delle zone, chi è nato tra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila è tra gli ultimi ad aver imparato e parlato il dialetto fin da bambino, ma il cambiamento della società fa sì che fosse via via più semplice e povero di termini. Per chi il dialetto rappresenta un compagno dell’infanzia e giovinezza, un ricordo del passato, delle giornate e dei lavori coi nonni, dei giochi e scoperte in mezzo ai campi, la sparizione di questa lingua ha un peso difficile da spiegare, è la morte di una parte di sé stessi e di una cultura di cui nonni e genitori erano gli ultimi rappresentanti e in molti casi è quanto di più importante ci hanno lasciato in eredità.
Con questa idea in testa nel tempo ho raccolto questo piccolo vocabolario etimologico. Inizialmente era un’appendice del mio albero genealogico, da lasciare come curiosità a figli e nipoti, ma trovavo troppo interessanti alcune etimologie così ho deciso di pubblicarlo come app, e spero che incuriosisca e stupisca anche altre persone.